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CASELLA 6: Sette fratelli

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C’era una volta,
tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, un ragazzo.
Anzi, no. Sette ragazzi. Tutti maschi, tutti fratelli.

Vivevano in una casetta di legno in mezzo ai boschi insieme alla madre, una donnina piccola, tutta nervi e ossa, che da sempre abitava in quel bosco ed era ormai da tempo malata. Un brutto giorno, purtroppo, la madre morì. Prima di prendere questa decisione la donna chiamò nella sua stanza, ad uno ad uno, i sette figli. Sapeva che sarebbero rimasti soli e voleva dare loro l’ultimo saluto, e un piccolo dono che consegnò ad ognuno sorridendo, senza spiegazioni.

Entrò il primo figlio, lo abbracciò e gli diede in dono un fiore.Cartolina in stile fantasia con una donna e bambini stock photography
Entrò il secondo figlio, lo abbracciò, e gli diede in dono un ciottolo di fiume.
Entrò il terzo figlio, lo abbracciò, e gli diede in dono il chiodo di un’asse della loro casa.
Entrò il quarto figlio, lo abbracciò, e gli diede in dono una collana di perline.
Entrò il quinto figlio, lo abbracciò, e gli diede in dono una pagina del suo libro.
Entrò il sesto figlio, lo abbracciò, e gli diede in dono un nido.
Entrò il settimo figlio, il più piccolo, e lo abbracciò a lungo.
Ma non le restò nessun dono da dargli.

Non appena la madre fu morta, i ragazzi iniziarono a pensare cosa potevano farsene di quei doni così poveri e assurdi. Tutti tranne uno, il minore, che era sempre più triste al pensiero di non aver ricevuto nulla, e se ne stava in disparte a guardare gli altri fratelli che decidevano il loro futuro.

Il primo fratello osservò attentamente quel fiore, fece caso ai suoi colori e al suo profumo per la prima volta in vita sua, e decise di andare per il mondo a trovarne e studiarne altri, uguali e diversi da quello. Ognuno lo rendeva felice e ognuno gli ricordava sua madre.
Il secondo fratello decise di riportare il ciottolo al fiume. Una volta arrivato, vide in quell’acqua se stesso e sua madre, ne capì la fresca bellezza e sentì che lo chiamava. Decise allora di partire navigando per affrontare molte altre acque ancora. Perchè solo su di esse lui era felice.
Il terzo fratello trovò da quale asse era caduto il chiodo, capì quanto servissero nuovi lavori e si ricordò che spesso sua madre sistemava quella casa. Iniziò allora a lavorare con chiodi e martello. Scoprì quanto questo lo appassionava e lo rendeva felice, tanto che andò lontano per cercare nuovo legname e nuovi attrezzi.
Il quarto fratello indossò subito la collana che aveva ricevuto in dono e vagò qualche giorno piangendo per i boschi. Poi sentì un rumore alle sue spalle e si accorse che una ragazza lo spiava, attratta da quel piccolo gioiello. Lui vide in essa sua madre e seppe che sarebbe stato felice con lei, in una casa tutta per loro.
Il quinto fratello fu incuriosito da quella pagina ricevuta, ritrovò in un baule il resto del libro e scoprì quanti mondi sconosciuti potevano esistere in quelle righe, quante vite possibili poteva vivere e far vivere agli altri. Decise così di raccontare di sè, di sua madre e di tutto quanto pensava, poichè questo lo rendeva felice.
Il sesto fratello si preoccupò di quel nido vuoto, andò a posarlo sopra i più alti rami di un albero e da lì vide per la prima volta il cielo intero, trovò nel cielo sua madre e fu felice ad osservare le stelle, la luna e tutto ciò che nel cielo passava. Decise allora che non se ne sarebbe allontanato, ma si sarebbe impegnato a studiare mezzi per attraversarlo.

E il settimo? Il fratello minore era rimasto a piangere in un angolo per tutto il tempo in cui i suoi fratelli maggiori avevano capito ognuno il senso dei loro doni. A forza di aspettare, intorno non c’era rimasto più nessuno: la madre era morta da tempo, i fratelli erano partiti per il mondo e la casa era rimasta vuota. Un giorno, però, il ragazzo sentì al suo fianco una presenza, alzò gli occhi ed ecco..sua madre. “Cosa ci fai qui a piangere nel mezzo al bosco, figlio mio?” gli disse la donna, triste. “E’ colpa tua, mamma, se sono qui solo e disperato!” “Perchè? Sai, non credevo proprio di trovarti così!” Gli rispose lei. “Ah, no? Allora perchè hai dato a tutti i miei fratelli un dono che ricordasse loro di te e che li rendesse felici, quando per me non ti è rimasto nulla??” Le rispose il ragazzo infuriato.

In quel momento la madre capì, lo abbracciò e gli disse piano “Nulla? Credi che non ti abbia lasciato nulla? A te, mio piccolo, io avevo lasciato tutto, in verità.” “Cosa!? Se non mi hai dato neanche un chiodo, neanche un fiore!”, gridò lui. “No, infatti. Non ti avevo lasciato una possibilità, come ad ogni tuo fratello. Te ne avevo lasciate addirittura sei!” Il figlio la guardò allibito. “Potevi partecipare della felicità dei tuoi fratelli, cercare in tanti luoghi e con tanti mezzi la tua libertà, ma hai preferito non vedere, e restare qui ad aspettare qualcosa che non sarebbe mai arrivato!” rispose la donna, triste, in un sol fiato. Il ragazzo era sempre più turbato. “Quindi adesso non posso fare più nulla per te: purtroppo i tuoi fratelli sono lontani, e tu hai scelto per te di aspettare in eterno.” La donna d’improvviso scomparve com’era arrivata, lasciando il figlio in mezzo alla radura. Anche il figlio minore aveva scelto ormai il suo destino, e da quel giorno si trasformò nella pietra che era stata, inattaccabile e immobile come la sua decisione. E ancora oggi, chi passa da quella radura saluta quel masso, chiamato da tutti “il ragazzo che aspetta.”

So che in genere, nelle fiabe, il fratello piccolo è l’unico saggio, ma mi son permessa una variazione.
Sarà che il messaggio passa comunque. Sarà che sono una sorella maggiore.

Due tipi di attesa.
L’attesa dei sei fratelli è la premessa al CORAGGIO e porta alla casella 11,
l’attesa del settimo porta SOLITUDINE e conduce alla casella 12.

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Informazioni su ilrigosotto

- Stojil, Stojil, tu che mi avevi giurato di essere immortale! - E' vero, ma non ti ho mai giurato di essere infallibile. (D.Pennac, Signor Malaussene)

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