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CASELLA 7: La paura secondo G

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Stavolta faccio un appunto, mentre le parole le lascio ad un grande con la G maiuscola. E Gaber, oltre ad esser stato un grande nel suo lavoro e nella sua arte, è anche uno da grandi, secondo me, come pochi altri. (Come, ad esempio, De Andrè.)

Mi spiego. Prima vengono tutti gli artisti: quelli che hanno molto da dire, quelli che hanno poco da dire, quelli che credono di avere molto da dire e non ce l’hanno, quelli che sanno di aver poco da dire ma sono bravi a sfruttare quel poco fino in fondo.

Considerando solo quelli che hanno molto da dire, e che con le loro opere possono farci migliore una serata o più chiara la vita, ce ne sono alcuni di cui fin da piccoli intuiamo la grandezza: possiedono infatti una speciale immediatezza che ci colpisce d’un tratto, e che ci conduce a sentirci subito entusiasti e coinvolti in quello che dicono o cantano. Ce ne sono altri, poi, non da più né da meno, che invece hanno bisogno di essere digeriti, perché in quello che dicono e nel come lo dicono c’è qualcosa che stona. Possiamo concedere il nostro assenso alle parole di questi artisti solo fino ad un certo punto, perché mentre sentiamo come giusto (in maniera nuova e inaspettata) quello che ci pongono di fronte, proprio per questa loro originalità e intelligente stranezza percepiamo anche una sottile paura che nasce da quelle parole: vorremmo sfuggire a quelle storie e ai sentimenti che suscitano, senza esserne del tutto coinvolti.

La paura è un meccanismo ambiguo: arma di difesa spesso necessaria alla sopravvivenza, è altrettanto capace di ingabbiarci nelle nostre certezze, spingendoci a percorrere strade già note, senza farci guardare dietro gli angoli o sotto i tappeti.
E, soprattutto, in grado di renderci ciechi di fronte all’evidenza e pronti a credere (o inventarci da soli) qualunque menzogna possa giustificare la nostra aggressività di vigliacchi.

In un’epoca di rinnovato terrore come la nostra, Gaber, in modo sorridente e garbato, col suo modo di fare “stonato” da artista da grandi, ci fa sbattere invece nelle nostre certezze, gira insieme a noi anche l’angolo più oscuro, mettendoci sul chi va là. Non perché attacchiamo senza pensare l’ombra “nemica”, ma al contrario perché, a farci accecare dalla paura, non finiamo a sorprenderci che quell’ombra sia soltanto un altro uguale a noi. Per dirlo meglio, con le sue parole:

“Aahhh, niente! Era soltanto un uomo. Un uomo che senza il minimo sospetto, mi ha sorriso, come fossimo due persone. E’ strano: ho avuto paura di un’ombra nella notte. Ho pensato di tutto, l’unica cosa che non ho pensato…è che poteva essere, semplicemente, una persona.”

Non so se mi sono spiegata, ma questo secondo me è essere un artista da grandi. Forse ha qualcosa a che fare, cioè, con l’umorismo di pirandelliana memoria. Ma questa è un’altra, ben più lunga, storia.

Godetevi il breve monologo e poi fate la vostra, ennesima, scelta.

Se, impauriti, vi lasciate andare alla DISPERAZIONE, correte alla casella 25,
se volete affrontare la paura con l’arte, cercate l’UMORISMO alla casella 13.

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Informazioni su ilrigosotto

- Stojil, Stojil, tu che mi avevi giurato di essere immortale! - E' vero, ma non ti ho mai giurato di essere infallibile. (D.Pennac, Signor Malaussene)

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