Feed RSS

CASELLA 13: Non parlo di me

Inserito il

Se si pensa a Luigi Pirandello vengono subito in mente le tante Novelle, oppure il noto saggio su L’umorismo, o ancora romanzi come Uno, nessuno e centomila o Il fu Mattia Pascal, per non parlare delle numerose e celebri opere teatrali, da Sei personaggi in cerca d’autore a Il giuoco delle parti.

Luigi Pirandello (1867-1936)

Luigi Pirandello (1867-1936)

Misconosciuto, invece, è un suo articolo autobiografico apparso sulla rivista “Occidente” nel 1933 e rimasto a lungo dimenticato, dal titolo Non parlo di me. In questo testo, a mio parere estremamente affascinante e acuto, l’autore conduce una lucida eppur appassionata disamina delle fasi di crescita dell’artista umorista: ne segue i passi fin dall’infanzia, in un racconto inevitabilmente intimo eppure, allo stesso tempo, pieno di verità universale.

Cos’è che caratterizza fin da bambino l’artista capace di cogliere, e in seguito esprimere, l’umorismo?

L’analisi pirandelliana colpisce subito per evidenza e originalità: l’artista in genere, afferma infatti, ma soprattutto l’artista umorista, già da piccolo possiede una involontaria peculiarità. Quella di sentire con angoscia e stupore il “continuo definitivo” di ogni atto della vita: ogni atto, anche il più quotidiano, porta infatti in sé un carico di definitività e conclusività di cui in genere non ci accorgiamo. Pensare che ogni atto, una volta compiuto, si cristalizzi e ci sospinga avanti nella strada della vita, non sarebbe infatti probabilmente sopportabile per i più. Eppure gli animi d’artista, con il loro schietto senso della vita, colgono fin da subito una tale definitività e proprio questa vorranno esprimere nelle loro opere. Questo non ci deve stupire, ricorda l’autore agrigentino, poiché in fondo di nessun atto o discorso varrebbe la pena parlare se questo non contenesse una sfumatura di definitivo, e quindi di verità.

Un tale animo artistico, altrettanto involontariamente, avverte fin dall’infanzia il “misterioso senso di sé” e delle cose, e solo a questo inspiegabile senso riesce a credere, dando l’impressione ai genitori di essere tardo, svagato, incostante d’umore e per questo meno interessante dei bambini svelti, pronti e disinvolti che piacciono tanto agli adulti. Secondo Pirandello non si deve pensare quindi ai grandi artisti come a bambini prodigio, adulti in miniatura pronti già ad affrontare il mondo. Sono invece il contrario, poiché soltanto su “spiriti vergini e pazienti”, infantilmente animati da una totale buona fede nei confronti del mondo che li circonda, le esperienze di dolore e riflessione accumulate negli anni produrranno sintesi originali del loro particolare sentimento della vita.
L’intima serietà con cui gli insegnamenti ricevuti sono seguiti e considerati e il bisogno insopprimibile di affidarsi alla vita in cui si imbatte, sono al bambino “assolutamente necessarii per accumulare amari disinganni, crudeli delusioni […] per cui le esperienze divengono valide e l’educazione dello spirito, compiuta così a proprie spese, serve a farlo crescere mantenendolo schietto […] e a lasciarlo, com’è giusto che sia un artista, inadatto alla vita.”

Solo quei bambini che sentono dentro di loro e nelle cose che li circondano un mistero che allo stesso tempo li sgomenta e li attrae, quello stesso della vita (che nemmeno “i grandi” riescono a spiegare); solo coloro che si sentono circondati e quasi assaliti dalla determinatezza di tutto ciò che viene vissuto e detto e che spesso sono feriti da quel mondo a cui si affidano in piena buona fede; solo loro sono ineluttabilmente spinti a cercare le parole per esprimere tutto questo. Il primo linguaggio creativo, magari incomprensibile ai più, è frutto quindi dell’amore della vita e dell’intimo bisogno di riuscire a dire il senso segreto sentito in tutte le cose. Esprimersi nell’arte, perciò, più che un piacere, è per questi animi in primo luogo un bisogno.

Molti di questi bambini, però, crescendo saranno tentati a entrare nella vita come tutti gli altri, respingendo l’originario bisogno di comunicare il senso segreto delle cose per crearsi invece significati chiari e sicuri, stabiliti e affermati. Entrare nella vita: questo imperativo è sentito e compreso nella sua importanza da tutti. Anche il giovane che è riuscito a mantenere in sé il bisogno primigenio di espressione non può obiettare a questa necessità; eppure, che per lui non ci sia null’altro da fare viene sentito come un rammarico. Nonostante questo il giovane decide, ed entra quindi nella vita: instaura relazioni, magari si crea una posizione, insomma vive. Si rende ben presto conto, però, che si è avverato il suo presentimento, ovvero che, entrando nella vita come tutti, sarebbe rimasto deluso, perché non avrebbe trovato una giustificazione vera della sua vita in se stessa, al di fuori cioè delle relazioni con gli altri e della soddisfazione derivata da sentimenti e necessità naturali. Quanti artisti grandi e piccoli, ricorda l’autore, ubbidendo a necessità sentite come giuste e “scelta una professione, vi durarono anni e anni con l’animo rassegnato e alla fine anche ben disposto a entrare nella vita come tutti gli altri, e tuttavia con la coscienza chiara di non saper fare altro, chi sa perché, che restar sulla soglia.”

E’ a questo punto che ritorna, con la violenza di una piena, il senso di colpa del giovane perché non fa quello che doveva fare, vive mentre doveva scrivere: una iniziale superbia che ben presto si scontra coi limiti dei suoi stessi mezzi, ovvero nelle difficoltà a rendere quel senso da lui così chiaramente percepito in parole comprensibili anche agli altri. Al di là dell’apprendimento di tecniche precise e di umiltà, se quello che scriverà sarà un vero atto vitale, però, sarà perché l’artista avrà anche attraversato e oltrepassato la terribile tentazione della letteratura, capace di rendere l’iniziale bisogno di espressione un mestiere quotidiano, facendo dimenticare all’autore che nella forma creata deve risuonare la protesta “in cui si fa reale un senso della vita così vero, così schietto, così ormai chiaro, che s’esprime, trova forma, agisce e grida.”

Così Pirandello illustra il travagliato percorso dell’artista, in special modo umorista, che poi è anche il suo. L’artista umorista riesce infatti, ridendone, a esprimere al massimo grado la sua seria partecipazione alle mancanze della realtà. Lo sguardo di chi come lui sta “sulla soglia” non è segnale di mero distacco e duro giudizio sulla realtà, quindi, ma è frutto invece di un doloroso e divertito disgregamento delle apparenze del reale, che ne rivela la più autentica verità. E rende l’umorista pienamente coinvolto nel mondo in cui vive, perché lo affronta in maniera più seria di quanto la serietà stessa permetta.

Quando lo spazio di solitudine affollata dell’umorista, la sua sfacciata ingenuità e la sua capacità di intuire insospettate profondità di sé e del mondo si ritrovano a vivere in epoche di finte certezze e di stretti orizzonti, poi, è lì soprattutto che l’individuo umorista è capace di far emergere dietro un sorriso la tragica inconcludenza della vita. Per questo si può dire, quindi, che l’umorismo pirandelliano è arte della crisi.

Vi ho regalato un briciolo della mia tesi di Laurea Magistrale, su un tema che ho a cuore. Perché è vero che di Pirandello si parla sempre molto ed è ormai un classico, ma come tutti i classici ha sempre qualcosa di nuovo da dire, e da insegnare.

La decisione, però, adesso è vostra. Che fate?
Volete incamminarvi sulla strada dell’ARTE alla casella 22,
o vi interessa di più il tema del RISO alla casella 23?

Annunci

Informazioni su ilrigosotto

- Stojil, Stojil, tu che mi avevi giurato di essere immortale! - E' vero, ma non ti ho mai giurato di essere infallibile. (D.Pennac, Signor Malaussene)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: